prova di corrosione intergranulare
Per testare la resistenza dei materiali alla corrosione intergranulare, i provini metallici possono essere sottoposti a diversi metodi di prova di corrosione intergranulare, scelti in funzione del tipo di lega. I test più comuni includono:
- Strauss Test
- Huey Test
- Streicher Test
Questi test sono descritti nelle principali normative internazionali come ASTM A262, ASTM G28 e ISO 3651-1 e 2. La durata del test, il tipo di soluzione, il metodo e l’eventuale trattamento termico vengono selezionati in base al tipo di materiale e alle specifiche fornite dal cliente.
Corrosioni intergranulari
La corrosione intergranulare è un fenomeno che si verifica ai bordi dei grani che costituiscono i materiali metallici, a causa della formazione di precipitati o fasi dannose durante i vari step di produzione, in particolare durante i trattamenti termici. Questo tipo di corrosione è particolarmente rilevante negli acciai austenitici, nelle leghe di nichel contenenti quantità significative di cromo e, in generale, in tutte quelle leghe in cui i trattamenti termici portano alla precipitazione di carburi ai bordi dei grani.
Gli acciai inossidabili possono essere soggetti a corrosione intergranulare quando vengono esposti a temperature comprese tra i 500 e i 1000°C. Tali condizioni termiche possono provocare la “sensibilizzazione” del materiale, rendendolo vulnerabile alla corrosione. Questo può avvenire durante processi di formatura a caldo come fucinatura, stampaggio, laminazione, a seguito di un errato trattamento di solubilizzazione o durante le operazioni di saldatura.
Le leghe di nichel con presenza di cromo possono essere soggette a corrosione intergranulare in condizioni di servizio aggressive. La corrosione, causata da fenomeni di precipitazione ai bordi dei grani, può essere una conseguenza della composizione chimica del materiale o dei processi di trasformazione termomeccanica subiti.
Valutazione della corrosione intergranulare
La presenza di corrosione intergranulare può essere valutata attraverso vari metodi:
- Osservazione delle cricche dopo piega o schiacciamento
- Misurazione della velocità di penetrazione basata sulla perdita di peso
- Metallografia della sezione trasversale del provino corroso e/o del provino dopo trattamento termico
Trattamenti termici e materiali resistenti
Per i materiali la cui composizione rende difficile la precipitazione di fasi dannose, possono essere eseguiti trattamenti termici di invecchiamento mirati a forzarne la precipitazione. Materiali di tipo “L” (a basso tenore di carbonio) o stabilizzati con elementi come titanio o niobio tendono a non far precipitare i carburi ai bordi dei grani e risultano quindi più resistenti alla corrosione intergranulare rispetto agli omologhi non stabilizzati.
L’applicazione di un trattamento termico di sensibilizzazione permette di osservare il comportamento del materiale in condizioni particolarmente severe, dove queste fasi potrebbero svilupparsi nonostante gli accorgimenti composizionali. È possibile testare anche materiali solubilizzati per verificare l’efficacia del trattamento di solubilizzazione.
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// prova accreditata accredia lab
prove accreditate
SMT, laboratorio prove materiali accreditato ACCREDIA Testing N°00588, ha accreditato la prova di corrosione intergranulare secondo le seguenti normative internazionali:
Corrosione intergranulare
ASTM A262 metodo C, ASTM A262 metodo B, ASTM G28 metodo A, ASTM A262 metodo B, ASTM A262 metodo F, ASTM A262 metodo E, UNI EN ISO 3651-2 metodo A, UNI EN ISO 3651-2 metodo B, UNI EN ISO 3651-2 metodo C, ASTM G28 metodo B
// domande e risposte
risolvi i tuoi dubbi
Quanto materiale occorre per effettuare il test?
Occorre materiale per poter ricavare provini di almeno 50mmx25mm.
Quali materiali potete testare?
Possiamo testare leghe di acciaio inossidabile, duplex e superduplex e leghe di nichel.
Quali sono i tempi di risposta per ricevere i risultati dei test?
Occorrono 5 giorni lavorativi per il ricavo e preparazione del campione. Per l’esecuzione i tempi variano a seconda della richiesta che può comprendere un trattamento termico e/o una passivazione del campione, e comunque mai superiore a 15 giorni.
